Emergenza lavoro, emergenza futuro


manif 15 ottobre sul muroEMERGENZA LAVORO, EMERGENZA FUTURO

di PAOLINO MADOTTO (Coord. Rete dell’Innovazione)

articolo pubblicato su Corriere delle Comunicazioni del 12 ottobre 2009

Nortel, Eutelia, Alcatel, BT e molte altre aziende di ICT risuonano nelle pagine della stampa e sono solo la punta dell’iceberg della crisi occupazionale. Per ogni azienda che viene alla luce ci sono migliaia di casi di “accordi” tra singoli individui ed imprese per risolvere i rapporti di lavoro. Manager, quadri o professional non fa differenza: in questa situazione difficile le imprese e i lavoratori dell’innovazione sono particolarmente colpiti.

A differenza di altri settori, qui le fabbriche sono i professionisti, le persone. Le aziende sono in grado di competere e di crescere se i loro professionisti sono aggiornati, preparati, motivati. Ogni singolo lavoratore ha una migliore chance di lavoro se è al passo con le evoluzioni del settore. Stare fuori solo pochi mesi significa perdere la propria utilità per le aziende, non essere più aggiornati sulle ultime tecnologie. E, d’altra parte, le aziende non posseggono macchinari, trattori, presse. Il loro patrimonio è costituito dal know-how di chi ci lavora, dalle loro relazioni e reputazione, dalla esperienza accumulata. Licenziare persone è come bruciare le fabbriche. In questo settore il sostegno al reddito non basta: è necessario adottare misure specifiche, per esempio istituire percorsi di formazione permanente e programmi di stimolo della domanda.

Eppure, le nuove generazioni che si sono formate nelle università italiane fuggono dal nosro Paese e si affermano all’estero. Questo è uno dei principali indicatori dello spreco di capitale umano che ogni anno operiamo. Enormi risorse in termini di intelligenza (e dunque economiche nella società della conoscenza) perdute a causa di un sistema sempre più chiuso e provinciale.

Abbiamo un grande deficit di policy e governance dell’innovazione e le ricette utilizzate finora sono come minestre riscaldate dove sarebbero necessarie proteine e l’abilità e la ricchezza culinaria della dieta mediterranea.

In questi mesi i dati dicono che la crisi non si è riversata ancora pesantemente sul lavoro. Oggi la situazione rischia di mutare bruscamente per tre fattori. Primo fattore è una politica economica che ha visto il nostro paese (unico tra quelli industrializzati) non prendere nessuna misura tangibile per contrastare la crisi e far ripartire l’economia. Secondo fattore sono le banche che hanno chiuso i cordoni del credito, colpendo in particolare l’impresa che non può dare garanzie di rientro attraverso asset materiali, questo è il caso del settore dell’innovazione. Terzo fattore è la Pubblica Amministrazione, che non ha generato una grande domanda pubblica di beni e servizi di innovazione come stimolo e sostegno alle aziende del settore e, contemporaneamente, come un investimento utile alla razionalizzazione della spesa e alla nascita di un welfare rafforzato. Questo significa gare con tariffe adeguate a pagare dignitosamente i lavoratori e a contrastare il fenomeno del sub-appalto sottopagato e precario.

E’ urgente il sostegno all’innovazione, alla ricerca e alla formazione (scuola, università, formazione permanente) come stanno facendo molti paesi simili a noi. E’ su queste voci che si intravede il futuro di un paese.

Tutti i principali paesi industrializzati stanno investendo energie e risorse sull’innovazione e il sapere, consapevoli che il futuro delle nostre economie si gioca sulla capacità di competere in questi settori. Ricerca, Università, Innovazione Tecnologica, Creatività sono i pilastri sui quali costruire una ripresa economica sostenibile e duratura nel tempo, con la possibilità di aumentare la competitività del sistema Paese e di finanziare un sistema di welfare migliore per tutti i cittadini.

L’emergenza lavoro è dunque emergenza futuro, perché sono i lavoratori della conoscenza le vere fabbriche dell’innovazione. Manager, quadri e professionisti, siano essi dipendenti o liberi professionisti sono risorse fondamentali per la crescita economica. Se il nostro Paese vuole uscire dalle secche di una crescita che da quindici anni (da quando la Internet ha cominciato ad affermarsi) non riesce ad emergere dallo zero virgola qualcosa o poco più, è necessario che vi sia un cambiamento di strategia. E’ necessario puntare sull’innovazione che offre migliori capacità di sviluppo e garantisce maggior valore aggiunto nelle merci. Innovazione significa produrre beni e servizi che integrano un livello di conoscenza sempre più alto. Con i nostri ritmi di crescita attuali per recuperare i 5 punti di PIL persi dal 2008 ci vorranno circa 5-7 anni, è necessario che si adottino misure urgenti in favore dell’innovazione e una maggiore attenzione della politica su questo settore. Per questo, come Rete dell’Innovazione, abbiamo indetto per il 15 ottobre a Roma un’iniziativa pubblica dal titolo “EMERGENZA LAVORO, EMERGENZA FUTURO – L’innovazione CONTRO la crisi” nella convinzione che il settore dell’innovazione possa essere la leva per costruire il futuro di questo Paese.

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