L’OdG del giorno presentato dalla Rete dell’innovazione all’assemblea Nazionale del Pd del 4-5 Febbraio e accolto.


Il seguente Ordine del Giorno è stato accolto dall’Assemblea Nazionale del PD del 4-5 Febbraio 2011 ed è stato inviato alle diverse commissioni di lavoro affinché venga integrato nei loro documenti in considerazione del fatto che l’innovazione è un tema trasversale.

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La situazione del Paese impone a tutti di misurarsi con la necessità di dover uscire dalla crisi economica e rilanciare con urgenza lo sviluppo. Le misure sinora adottate di risparmio e riduzione della spesa non si sono dimostrate sufficienti. Non si può eludere l’imperativo di dover riprendere a crescere in modo sostenuto per garantire un futuro a tutti i cittadini.

La ricetta di questo ultimo quindicennio non ha prodotto gli effetti sperati anzi il paese continua a peggiorare nelle statistiche e nelle condizioni reali della popolazione. Ormai anche il made in italy non è più sufficiente a trainare l’economia. L’enorme concorrenza sui prezzi che i paesi in via di sviluppo fanno al nostro e l’incapacità dell’Europa di dotarsi di una strategia adeguata per superare lo stallo, stanno diventando una tenaglia entro la quale vengono schiacciati i diritti dei lavoratori, il welfare, la stessa giustizia sociale.

Esiste una emergenza crescita alla quale non si può rispondere con i soliti strumenti.

E’ ormai noto come l’investimento in innovazione tecnologica consente di avere il miglior rapporto tra soldi spesi e crescita economica. I dati indicano che per ogni euro investito in innovazione si producono 4 euro di crescita economica.

Ma la tecnologia non produce crescita da sola. L’innovazione tecnologica fine a se stessa produce solo ulteriori costi. La banda larga è sicuramente tra le principali infrastrutture per un paese moderno ma è necessario che il sistema sociale ed economico siano in grado di utilizzarle al meglio. Il Giappone da anni investe in tecnologie e ricerca di avanguardia eppure un sistema economico e sociale bloccato non consente di far diventare tutto questo una leva di benessere e crescita diffusa. Ciò

L’innovazione tecnologica deve accompagnarsi a una profonda innovazione culturale che trasformi in modo strutturale la nostra economia, la sua governance e l’intera struttura della società. Sta alla politica essere in grado di imprimere con forza le riforme. Stiamo assistendo alla rivoluzione che segnerà il secolo, il passaggio nella società della conoscenza, con gli occhi e gli strumenti inutili della prima rivoluzione industriale: peggioramento delle condizioni di lavoro; disinvestimento in istruzione e formazione; abbattimento del welfare; inasprimento delle diseguaglianze. Se non cambieremo urgentemente direzione, di questo atteggiamento ne pagheremo i prezzi per decine di anni.

Sul fronte dell’industria è necessario che l’investimento in innovazione tecnologica sia un’occasione per far diventare la nostra impresa e le nostre competenze un valore esclusivo, occasione per creare e perfezionare tecnologie da esportare all’estero. La PA dovrebbe fare quello che le FS hanno fatto con il “pendolino”. Le Ferrovie dello Stato commissionarono un treno che andasse ad una velocità sopra la media del tempo e che potesse sfruttare i binari già presenti. In pochi anni il mercato ha risposto con la realizzazione del pendolino che è stato uno dei prodotti più innovativi della meccanica italiana ed è stato esportato in tutto il mondo. La stessa cosa deve essere in grado di fare la PA nei confronti del settore “innovazione” (ICT, energia, ecc.).

E tuttavia guidare questo cambiamento significa rileggere i rapporti tra lavoro e impresa, disegnare una nuova democrazia economica che coinvolga e renda partecipi tutti, ridisegnare la stessa governance democratica.  Come ci insegnano anche le recenti rivolte del Maghreb internet ha cambiato strutturalmente i percorsi di partecipazione sociale e wikileaks si è rivelato un grande strumento di trasparenza democratica anche se i rischi e i pericoli degli eccessi sono sempre in agguato. I recenti fatti di cronaca, dalle rivoluzioni nate su facebook e twitter, al caso wikileaks, alla manifestazione del popolo viola o al passaparola che ha dato vita a “Rai per una notte” ci indicano che esiste una società civile viva che si organizza attraverso Internet. La politica deve imparare a stare nelle piazze virtuali come in quelle fisiche, a comunicare con lo stesso protocollo del web.

E’ necessario che il PD si faccia promotore di questo cambiamento nella società e nell’economia. Che si faccia soggetto di innovazione promuovendo un’azione di cambiamento radicale per la crescita.

Il Partito deve interloquire con i soggetti che si occupano a vario titolo di innovazione, coglierne le istanze e farsene promotore nelle istituzioni. Per questo è necessario un lavoro capillare sia localmente che a livello nazionale per aggregare intelligenze ed impegno, per aprire un lavoro di elaborazione che generi idee nuove e proposte concrete che sappiano differenziare il PD dagli altri partiti facendo riconoscere una distintiva e originale capacità elaborativa. Uno dei mali di questo quindicennio è stato sicuramente l’incapacità della politica di costruire il consenso per adagiarsi nell’inseguimento del consenso, l’incapacità di avere una elaborazione propria con il rischio di appoggiarsi ad una tecno-burocrazia che in alcuni casi si è trasformata in “cricca”.

Einstein diceva che “Non si può risolvere i problemi con lo stesso approccio che li ha generati” e oggi i fatti ci spronano a cambiare.

Come Rete dell’innovazione pensiamo che sia importante raccogliere alcune parole d’ordine da lanciare in tutte le iniziative e le azioni del PD:

– Open Government: Trasparenza nell’amministrazione pubblica, nel fare politica, nell’informazione. Costruire piattaforme tecnologiche che supportino la trasparenza e l’informazione ai cittadini, stimolare la loro partecipazione.

– Banda Larga: nei primi anni ’90 il nostro paese è stato tra i primi al mondo di dotarsi di una rete in fibra ottica. Questo vantaggio ci permette ancora oggi di essere un paese leader in questo settore. L’internet del futuro sarà sempre più wireless e gli USA stanno investendo molto in termini economici e regolatori per dedicare frequenze alla banda larga. Il nostro paese deve lanciare un piano di ricerca e sviluppo di tecnologie wireless per la banda larga, ridisegnare tutto il sistema delle frequenze (oggi costruito intorno agli interessi televisivi di mediaset) razionalizzandone l’utilizzo e liberandone quante più possibile. Costruire una rete wireless che si affianchi alla rete mobile ma utilizzi le più innovative scoperte del settore. Questo consentirebbe di utilizzare al meglio l’enorme know-how italiano in questo settore dove siamo leader internazionali e di sviluppare un’intera filiera produttiva anche da esportare.

– Fare della PA il traino della domanda di innovazione avviando una vera riorganizzazione della PA per creare servizi e processi innovativi e migliorarne la fruizione da parte dei cittadini. Una riorganizzazione che abbia al centro la creazione di piattaforme tecnologiche, soluzioni e know-how che possano essere poi esportati all’estero. Una riorganizzazione che non sia fatta di annunci alla Brunetta o caricando sui cittadini l’incapacità del ministro come nel caso del lancio dei certificati on-line.

– Dotarsi di una politica industriale incentrata sull’innovazione. Il governo deve guidare il sistema delle imprese a trasformarsi, a ridisegnare i prodotti, a spingersi nella società della conoscenza e diventarne i principali attori.

La crisi che stiamo vivendo è civile oltre che economica. Non riusciremo ad uscire senza un profondo cambiamento. L’innovazione è la leva principale di questo cambiamento e del futuro economico e sociale, veniamo da un decennio nel quale non cresciamo più dello zero virgola qualcosa ma abbiamo bisogno di imprimere ben altra velocità. Il PD vede nell’innovazione culturale e tecnologica, nell’ingresso nella società della conoscenza il perno della rinascita del Paese.

Rete dell’innovazione

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