L’innovazione e le politiche regionali, una rilfessione


Domani e Lunedì si vota in molte regioni, province e comuni. E’ stata una campagna elettorale presa da temi di politica e poco sui contenuti. Lo sforzo che hanno fatto alcuni candidati per parlare di cose concrete non sempre è stato premiato dai media.

La parola innovazione è diventata un mantra del dibattito politico: tutti ne parlano ma in concreto si fa poco. Mentre il settore dell’innovazione e della ricerca soffre per la crisi, le poche politiche pubbliche a sostegno di questo settore e, in generale, dell’economia si concentrano nel difendere l’esistente, indifferenti del futuro. Basti considerare la sorte dei fondi per la banda larga, ancora una volta sacrificati, questa volta per incentivare i mobili da cucina.

Senza un’adeguata politica per l’innovazione continueremo a perdere competitività, disperdendo il patrimonio di competenze ed esperienze che pure il nostro paese possiede.

La risposta a questa situazione sono spesso politiche regionali frammentate e, in molti casi, in concorrenza tra loro. Le politiche locali possono essere l’asse sul quale stimolare la crescita ma 20 regioni che fanno 20 politiche diverse l’Italia non può permettersele. Un maggior coordinamento consentirebbe di concentrare le già poche risorse su operazioni di respiro più ampio. E’ mortificante vedere centri di ricerca e aziende private che si spostano per l’Italia inseguendo la tassa o il finanziamento più interessante, per poi abbandonare il campo appena il vantaggio finisce. Ricorda molto il deserto prodotto in Africa dalla monocoltura agricola delle grandi multinazionali ma questa � una desertificazione di futuro.

Poiché in questa legislatura manca una politica nazionale sull’innovazione che si raccordi con quelle regionali, è auspicabile che siano le stesse regioni a farsene carico. L’istituzione di un coordinamento tra le regioni nelle politiche per l’innovazione e la ricerca avrebbe già enormi risultati. Ad esempio costituendo dei poli sovra-regionali di innovazione, con l’obiettivo di catalizzare le competenze presenti a livello di regionale, metterle in rete e renderle in grado di confrontarsi con i nostri concorrenti internazionali. E’ impensabile che un paese piccolo come il nostro continui a frammentare le proprie capacità e competenze.

Eliminare le duplicazioni consentirebbe di aumentare gli investimenti diretti nell’innovazione, nei settori strategici e nel trasferimento tecnologico e di processo alle imprese. Non possiamo permetterci politiche dei “cento campanili” senza fare sistema.

Tutto questo si può raccogliere in Piani regionali e macro-regionali sull’innovazione in grado di concentrare risorse e azioni. L’attuale mancanza di una strategia nazionale per l�innovazione, potrebbe essere colmata dall�integrazione di piani regionali.

A tal fine è auspicabile istituire Forum Regionali dell’Innovazione, come luoghi in cui, in un processo “dal basso”, coinvolgere il mondo dell’impresa e del lavoro, enti locali, università, ricerca, manager e professionisti; luoghi in cui mettere a confronto i diversi attori, elaborare politiche, dirigerle e misurarne l’efficacia.

Dopo le elezioni un impegno sulle politiche dell’innovazione è necessario.

Domani e Lunedì ti invitiamo a votare il PD e i partiti della coalizione di Centrosinistra per rafforzare uno schieramento che ha a cuore il futuro dell’Italia, libero dalle politiche “ad personam” a cui la destra è spesso costretta da troppi anni, con un’idea di cambiamento che può essere da migliorare o rafforzare ma esiste ed è forte.

Paolino Madotto
Coord. Rete dell’Innovazione

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